Ranucci è la vittima. La domanda ancora aperta riguarda Lavitola: davvero un uomo con la sua storia poteva organizzare tutto questo nel vuoto?
Il titolo è tutto attaccato. Anche la storia, almeno per adesso.
Sigfrido Ranucci è la vittima di un attentato. Il 16 ottobre 2025 un ordigno esplose davanti alla sua abitazione, distruggendo la sua automobile e quella della figlia. Nulla di quanto è emerso pubblicamente consente di attribuirgli la conoscenza del piano. Trasformare la vittima in complice, beneficiario o regista occulto sarebbe scorretto e, soprattutto, privo di riscontri.
Questa premessa va scritta con chiarezza perché intorno al caso si è già formato il consueto scontro tra tifoserie. A me interessa una domanda diversa.
Valter Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere stato il mandante dell’attentato. La spiegazione riferita dal suo difensore è nota: avrebbe organizzato la bomba per proteggere Ranucci, inducendo lo Stato a rafforzarne la scorta.
Il giudice che ha confermato la custodia in carcere ha definito le dichiarazioni di Lavitola generiche, prive di riscontri e fondate su un movente inverosimile. È comprensibile. Far esplodere un ordigno accanto all’automobile della persona che si vuole proteggere richiede una logica molto particolare. La bomba colpì anche la vettura della figlia di Ranucci. Sarebbe bastato un orario diverso, un ritardo o un movimento imprevisto per produrre conseguenze ben più gravi.
Lavitola sostiene che la decisione sia stata soltanto sua. Può essere. Le indagini dovranno verificarlo. La sua confessione, però, non rende automaticamente semplice una storia che semplice non è mai stata.
Chi è stato Valter Lavitola
Lavitola non compare per la prima volta nelle cronache con l’attentato a Ranucci.
Arriva dal mondo socialista e craxiano. Passa poi a Forza Italia, con la quale si candida alle elezioni europee del 2004. Diventa editore e direttore de L’Avanti!, una testata omonima dello storico quotidiano socialista ma politicamente vicina al centrodestra. Frequenta Silvio Berlusconi e partecipa ad alcuni suoi viaggi all’estero.
Nel 2010 pubblica il documento proveniente da Saint Lucia che indicava Giancarlo Tulliani come titolare della società collegata all’appartamento di Montecarlo. Quella vicenda contribuì alla rottura politica tra Gianfranco Fini e Berlusconi e al tramonto della leadership di Fini.
Poi arrivano le inchieste.
Lavitola viene condannato per la tentata estorsione ai danni dello stesso Berlusconi nella vicenda Tarantini e delle escort. Patteggia per la truffa relativa ai finanziamenti pubblici ottenuti da L’Avanti!. Compare nel procedimento sulla compravendita dei senatori che accompagnò la caduta del governo Prodi: la condanna di primo grado per concorso in corruzione verrà poi superata dalla prescrizione. C’è anche il capitolo degli affari a Panama, dei rapporti con il governo di Ricardo Martinelli e delle pressioni esercitate su Impregilo.
Le responsabilità vanno lette processo per processo, distinguendo condanne, prescrizioni e accuse. La sequenza complessiva racconta comunque qualcosa: Lavitola ha trascorso una parte consistente della propria vita facendo da intermediario tra politica, informazione, affari e relazioni internazionali.
Il suo vero mestiere sembra essere sempre stato conoscere qualcuno.
In che senso avrebbe agito da solo?
Sul piano materiale, l’azione non sarebbe stata solitaria. L’inchiesta ha portato all’arresto di quattro presunti esecutori e indica Gomes Clesio Tavares come intermediario tra Lavitola e la banda. Ci sarebbero stati il reperimento dell’esplosivo, un sopralluogo davanti all’abitazione di Ranucci e il successivo allontanamento di Tavares in Camerun.
Quando mi domando se Lavitola abbia agito da solo, quindi, non mi riferisco alla posa dell’ordigno.
Mi domando se sia stato davvero l’unico ideatore, l’unico interessato e il punto finale dell’intera operazione. Mi domando come un personaggio con il suo passato abbia potuto reclutare persone, procurare un esplosivo, organizzare un sopralluogo e colpire la casa di uno dei giornalisti più esposti d’Italia senza incontrare ostacoli e senza che nessuno, intorno a quella rete di rapporti, comprendesse ciò che stava accadendo.
Forse la risposta sarà che Lavitola ha ideato tutto per una ragione personale e incomprensibile. È una possibilità che non può essere esclusa soltanto perché appare assurda.
Resta però difficile trattarlo come un corpo estraneo precipitato improvvisamente nel mondo del giornalismo e della politica. Lo stesso Ranucci, quando molti colleghi mostrarono stupore per la loro frequentazione, ricordò che numerosi giornalisti conoscevano Lavitola e andavano a cena da lui. Definì ipocrita quella sorpresa tardiva.
Aveva ragione su un punto essenziale. Conoscere o frequentare una persona non rende responsabili dei suoi reati. Far finta che quella persona non sia mai esistita, quando diventa scomoda, impedisce però di comprendere l’ambiente nel quale ha costruito la propria capacità di azione.
La spiegazione più comoda
Il racconto pubblico sembra oscillare tra due versioni. Nella prima, totalmente priva di prove, Ranucci avrebbe saputo o tratto consapevolmente vantaggio dall’attentato. È una ricostruzione che respingo.
Nella seconda, Lavitola sarebbe un amico impazzito che avrebbe organizzato una bomba “a fin di bene”, muovendosi per una volta completamente da solo. Questa interpretazione assolve rapidamente tutti gli altri e chiude la vicenda dentro la mente insondabile di un singolo uomo.
C’è una terza possibilità, meno comoda. Ranucci può essere completamente innocente e Lavitola può avere agito dentro una rete di relazioni, disponibilità e complicità ancora non interamente ricostruita. Le due cose non si contraddicono.
Non so se dietro Lavitola vi siano altri mandanti o interessi. Oggi non esistono elementi pubblici sufficienti per affermarlo. So però che la sua storia è quella di un uomo diventato rilevante attraverso i collegamenti con altri uomini. Per questo la confessione non dovrebbe essere utilizzata come il punto finale dell’indagine.
Dovrebbe essere il punto dal quale cominciare a capire come sia stato possibile.
