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Loki c’è o non c’è in Avengers: Doomsday? Intanto recuperate la serie

Loki sarà davvero centrale in Avengers: Doomsday? Il trailer non basta. Intanto la serie resta una delle migliori produzioni Marvel da recuperare.

Custode del tempo davanti a un cinema attraversato da linee temporali

La Marvel ha una capacità particolare: riesce a farci discutere per settimane di un personaggio mostrato per pochi secondi. A volte basta persino una sagoma.

Il trailer di Avengers: Doomsday non fa eccezione. Loki sembra esserci, ma il modo in cui viene mostrato lascia aperte quasi tutte le domande interessanti. Quale Loki vedremo? Quanto conterà nella storia? Sarà davvero al centro del conflitto oppure servirà a collegare due pezzi del multiverso prima di lasciare spazio agli Avengers?

Una certezza, almeno amministrativa, esiste. Tom Hiddleston compare nel cast ufficiale pubblicato dalla Marvel, mentre il film è annunciato nelle sale per il 18 dicembre 2026. Dire che Loki “non c’è” sarebbe quindi inesatto. Non sappiamo, però, che cosa significhi davvero esserci in un film con Avengers, X-Men, Fantastici Quattro e Robert Downey Jr. nei panni di Doctor Doom.

Il trailer fa il proprio mestiere. Mostra abbastanza da alimentare le ipotesi e troppo poco per consentirci di verificarle.

Il problema non è Doomsday

Confesso che mi dispiacerebbe vedere Loki ridotto a un’apparizione ornamentale. La serie a lui dedicata è una delle cose più riuscite prodotte dalla Marvel negli ultimi anni. Lo è soprattutto per un motivo che spesso si perde nella corsa agli effetti speciali: i personaggi sono scritti bene.

Loki non cambia perché una sceneggiatura decide improvvisamente che il cattivo debba diventare buono. Cambia perché viene privato delle proprie certezze, incontra persone capaci di metterlo in discussione e deve osservare le conseguenze delle sue scelte.

Mobius non è soltanto il collega simpatico. Sylvie non è una copia femminile costruita per complicare la trama. Persino la TVA, con i suoi corridoi infiniti e la sua burocrazia retrofuturistica, finisce per avere una personalità riconoscibile.

Due personaggi attraversano un archivio retrofuturistico con portali temporali
Viaggi nel tempo, burocrazia e relazioni tra i personaggi sono gli ingredienti più riusciti della serie.

La serie riesce a caratterizzare quasi tutti senza interrompere continuamente la storia per spiegarci chi siano. Li lascia parlare, sbagliare e cambiare. Sembra una cosa normale. Nell’intrattenimento seriale contemporaneo non lo è affatto.

Una serie leggera che non tratta lo spettatore da stupido

Loki è anche un bellissimo passatempo.

Non richiede la concentrazione di un trattato sul multiverso, nonostante parli continuamente di linee temporali, varianti e paradossi. Qualche coordinata dell’universo Marvel aiuta, ma la serie trova presto un proprio ritmo e una propria identità.

Ci sono fantascienza, commedia, azione e un mistero abbastanza solido da far partire l’episodio successivo. Le due stagioni scorrono bene. Ci si diverte senza avere la sensazione di stare facendo i compiti per comprendere il prossimo film Marvel.

È forse questo il suo pregio più sottovalutato. Loki non pretende di essere guardata come un evento culturale e non chiede allo spettatore un investimento emotivo preventivo. Comincia come un’avventura strana, spesso buffa, e poi si prende il tempo necessario per dare peso ai personaggi.

Una serie sulle linee temporali che, sorprendentemente, non fa perdere tempo.

Recuperatela, a prescindere dal trailer

La Marvel ha pubblicato il trailer ufficiale di Avengers: Doomsday e da qui al 18 dicembre ci consegnerà certamente altre immagini, dichiarazioni e false piste.

Scopriremo se Loki avrà una funzione decisiva, se comparirà solo per pochi minuti o se il trailer sta proteggendo una parte importante della storia. Nel frattempo, però, la serie può essere recuperata senza aspettare il verdetto del film.

Anche se il 18 dicembre Loki dovesse limitarsi a una breve apparizione, non avremo perso tempo. Avremo visto una serie divertente, avvincente e costruita attorno a personaggi ai quali finiamo per affezionarci.

Semmai sarà Doomsday a dover dimostrare di meritarsi quel Loki. Non il contrario.

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Francesco Capparelli osserva tecnologia, diritto, politica e cultura cercando il filo che lega le notizie alle conseguenze.